Panoramica

INTRODUZIONE AL PELLEGRINAGGIO

SOMMARIO

Il Pellegrinaggio di Shikoku è un pellegrinaggio giapponese che percorre molteplici templi buddhisti sparsi principalmente sull’intera costa dell’isola di Shikoku.

Il cammino è associato alla figura del monaco buddhista Kūkai 空海 (Kōbō-Daishi). Ci sono storie e leggende che circondano la figura di Kōbō Daishi. Sicuramente non tutti i templi, le statue, le sorgenti d’acqua sono attribuiti e costruiti da lui. Gran parte delle prove e dei documenti storici dimostra proprio il contrario. Ciò che si sa con certezza è che Kōbō Daishi è nato in Giappone, ed è ritornato lì dopo aver lasciato l’università, ha percorso molti di questi sentieri, ha visitato molti di questi templi e ha trascorso molti anni della sua vita su quest’isola. Il suo spirito è ancora qui ed è possibile sentirlo mentre si cammina, come dice il motto del pellegrinaggio: «Dōgyō Ninin» (We Two, Siamo Due, Viaggiando insieme). Detto ciò non è necessario essere buddhisti per intraprendere il pellegrinaggio, così come in Europa non tutti i pellegrini del Cammino di Santiago sono cristiani.

Delle diverse centinaia di migliaia di persone che ogni anno si recano a Shikoku, solo poche migliaia decidono di camminarlo. La grande maggioranza viaggia tramite tour organizzati con autobus o macchine.


Henro

Henro è una parola giapponese con cui si identifica “pellegrinaggio” o il “pellegrino/a”. Più correttamente i pellegrini vengono chiamati o-henro-san dove sia il prefisso “o” (grande) che il suffisso “san” (signore o signora) equivalgono a titoli onorifici.


Lunghezza e durata del percorso

Se si cammina solo per gli 88 templi principali, il sentiero è lungo poco più di 1100 km.
Se si percorre il sentiero anche ai 20 templi bangai (secondari, rispetto ai templi principali, ma ancora visitati da diverse persone), la distanza aumenta a 1400 km circa.

Queste distanze sono calcolate da tempio e tempio.
Tenendo conto dunque di altri km per raggiungere gli alloggi per il riposo, visitare tutti i 108 templi richiede circa 50-60 giorni.
Visitare solo gli 88 templi principali templi richiede circa 40-50 giorni.
Considerando una media di 20-30 km al giorno.
Ovviamente, la durata è differente per ogni pellegrino. Alcune persone sono riuscite a terminarlo in meno di 40 giorni altri in più di 60.


4 tappe

Visitare gli 88 templi, implica inevitabilmente attraversare le quattro prefetture dell’isola di Shikoku. Il nome stesso Shikoku 四国 vuol dire letteralmente quattro provincie (shi = quattro; koku = paesi/province) e sono rispettivamente: Awa 阿波, Tosa 土佐, Iyo 伊予 e Sanuki 讃岐.
Queste durante il periodo Meiji furono riorganizzate divenendo le 4 prefetture odierne, rispettivamente: Tokushima 徳島, Kōchi 高知, Ehime 愛媛 e Kagawa 香川.
Attraversare le quattro prefetture intraprendendo il pellegrinaggio equivale a progredire attraverso quattro “tappe spirituali”:

  1. Hosshin – il risveglio, templi 1-23 (Tokushima)
  2. Shūgyō – l’austerità e la disciplina, templi 24-39 (Kōchi)
  3. Bodai – l’illuminazione, templi 40-65 (Ehime)
  4. Nehan – il nirvana, templi 66-88 (Kagawa). Territorialmente parlando il tempio #66 sul monte Umpenji rientra nella prefettura di Tokushima.


STORIA

La leggenda di Emon Saburō

Una leggenda tramandata dall’VIII secolo dai monaci Shingon del Monte Kōya è quella dell’Emon Saburō, uno degli uomini più ricchi di Shikoku, che un giorno ricevette la visita di un mendicante…

Emon Saburō viveva con i suoi otto figli nella zona di Ukaana Provincia Iyo (ora Matsuyama, Prefettura di Ehime), ed era un uomo molto ricco, quanto egoista, avido e avaro. Un giorno un monaco giunse alla sua porta chiedendo l’elemosina, ma Emon, lo rifiutò e lo respinse.

Imperterrito, il monaco ritornò il mattino successivo e fu cacciato di nuovo. Per otto giorni consecutivi il monaco ritornò a casa di Emon Saburō e fu cacciato ogni volta con più violenza. Infine, l’ottavo giorno, il brutto carattere di Emon prese il sopravvento e il monaco venne cacciato con un bastone.

Mentre cercava di difendersi, il monaco lasciò cadere la ciotola per l’elemosina, questa si ruppe in otto pezzi. Quindi il monaco se ne andò e non tornò mai più. Poco dopo l’incidente, gli otto figli di Emon iniziarono a morire, uno dopo l’altro, per cause differenti. Quando anche l’ultimo figlio morì, Emon Saburō, distrutto dal dolore, si rese conto che la causa doveva essere stato il suo comportamento con il monaco che era venuto a chiedere l’elemosina. Riconobbe nel monaco la figura di Kūkai, così, pentito, partì in cerca di lui per chiedere il perdono.

Emon camminò intorno all’isola decine di volte in senso orario, ma non raggiunse mai Kōbō Daishi, che sembrava precederlo sempre. Decise, quindi di camminare per l’isola ancora una volta, ma in senso antiorario. In questo modo, si sentì sicuro che per la sua strada avrebbe inevitabilmente incrociato quella di Kūkai.

Non riuscì mai ad incontrare Kōbō Daishi e, in punto di morte, cadde ai piedi del sentiero che porta al tempio Shōsan-ji (Tempio 12) sulla montagna, nella provincia di Awa  (oggi Prefettura di Tokushima). Mentre giaceva morente, Kukai gli apparve, lo perdonò per le sue azioni passate e gli concesse anche l’ultimo desiderio espresso, cioè di rinascere come figlio in una buona famiglia nella sua provincia in modo che potesse fare del bene e aiutare gli altri nella prossima vita.

Quando morì Emon, Kōbō Daishi scrisse “Emon Saburō è rinato” su una piccola pietra, la collocò nel palmo della mano di Emon e lo seppellì vicino al sentiero. Poco dopo nacque un bambino in una famiglia benestante della provincia di Iyo (ora Prefettura di Ehime). Per lungo tempo una mano del bambino fu bloccata e nessuno era in grado di aprirla, fino a quando fu chiamato un monaco che finalmente riuscì nell’intento. Con molta sorpresa trovarono stretta nel piccolo pugno del bambino la pietra con le parole “Emon Saburō è rinato”.

Quest’uomo nella sua vita fece molte opere meravigliose e per il bene della comunità, tra cui la costruzione del tempio Ishite-ji a Matsuyama, nel quale è possibile vedere la pietra rinvenuta nella sua mano.


L’evoluzione

Nel periodo Edo, la politica del tochi kinbaku (politica secondo la quale i cittadini avevano meno libertà di spostamento e dovevano rimanere legati alle loro terre d’origine) ha limitato di molto la libertà di poter effettuare pellegrinaggi. I pellegrini infatti dovevano ottenere dei permessi di viaggio per spostarsi, non potevano allontanarsi dai percorsi principali, non potevano attraversare determinate località e dovevano mostrare una sorta di documento di viaggio. Restrizioni che naturalmente scoraggiavano i pellegrinaggi.


KŌBŌ DAISHI

Kūkai (a cui è stato conferito il titolo onorifico Kōbō Daishi) è una figura di rilievo per la storia del Giappone e indubbiamente uno dei giapponesi più famosi che abbia mai vissuto. Nato nell’VIII secolo d. C. precisamente nell’anno 774, è stato monaco buddhista, artista, poeta, calligrafo, studioso, educatore e consulente dell’imperatore Saga, di cui ebbe l’appoggio per la fondazione della scuola buddhista Shingon, una delle maggiori scuole di Buddhismo giapponese attiva ancora oggi. Il buddhismo Shingon trova casa nel Buddhismo Mahāyāna Vajrayāna, anche chiamato Buddhismo Tantrico, in quanto influenzato fortemente dal Taoismo e dal Tantrismo. Nelle tradizioni estremo orientali vengono utilizzati altri termini per identificarne l’aspetto esoterico, come ad esempio Mikkyō in giapponese.


NOTA SULL’ESOTERISMO – DECOSTRUTTIVA DI STEREOTIPI: «in Giappone il termine “esoterico” non fa riferimento esclusivamente agli aspetti religiosi, ma ad ogni disciplina e passatempo, tra cui la musica, la poesia, l’arte della porcellana, la scherma, la cucina, ecc.
L’esoterismo non è qualcosa di misterioso che circonda alcuni soggetti, ma è una sorta di predisposizione mentale e di attitudine naturale nel risolvere i propri problemi. Proprio perché si tratta di una caratteristica personale, non è uso insegnarla; il saggio non spreca il proprio tempo con l’ignorante, perché mai dovrebbe farlo? Perché dovrebbe svilirla iniziandone persone indegne?
Non è una questione di semplice capacità, né tanto meno di abilità tecnica, delicatezza o buoni propositi, piuttosto è una questione di possibilità o impossibilità, occorre cioè una propria sensibilità a priori per cogliere alcuni argomenti che possono essere tramandati solo verbalmente, e quindi solo a chi sia predisposto ad ascoltare e a recepirli.
Essendoci il rischio di insegnare concetti esoterici solo per denaro a chi comunque non li comprenderebbe, si sono formati ristretti gruppi, il cui scopo è preservare la purezza dei concetti astratti applicati alle arti». – estratto dall’opera di Basil Hall Chamberlain “Things Japanese”.