Allenamento, piedi e scarpe

NON SOTTOVALUTARE IL CAMMINO
MA NON SOTTOVALUTARTI

Se hai deciso di intraprendere il pellegrinaggio camminando sappi che non è come fare una passeggiata al parco; ma non allarmarti: non è necessario essere escursionisti esperti, né tanto meno atleti per farcela.

Se abiti in montagna troverai meno difficoltà, ma indipendentemente da dove vivi, se la tua idea di “escursione” è andare dal parcheggio all’ufficio, avrai qualche sorpresa (anche se impieghi 1-2 km al giorno).

Innanzi tutto dimenticati i km. Quando si cammina è un fatto di tempo, calcola le ore. Ovviamente i km ti servono per fare le proporzioni, ma devi tenere conto dei dislivelli, soprattutto per il fatto che molti templi si trovano sulla cima di una montagna (anche se non troppo elevata, spesso il livello sale e scende in corte distanze). In un giorno potresti fare diversi “sali e scendi”, a volte tre, quattro picchi al giorno. La salita e (soprattutto) la discesa uccidono gambe e piedi.


Allenamento

Premetto che non nessuno sarà mai “veramente pronto fisicamente”, perché camminare due mesi per 20-30 km tutti i giorni è un’attività estrema per l’organismo. Detto ciò possiamo aiutarci per vivere il pellegrinaggio serenamente e in modo che camminare non diventi un supplizio.

È necessario allenare i piedi e la muscolatura delle gambe così da rafforzare i legamenti (tessuti fibrosi molto importanti).
Si pensa principalmente ai piedi (il titolo della pagina lo dimostra e no, non lo cambierò) ma ci sono anche le gambe, con tutte le articolazioni e i legamenti connessi.

Bisogna camminare il più possibile già da diversi mesi prima della partenza, cerca di prendere quest’abitudine, sapendo che camminare mezzora qualche weekend non sarà sufficiente.
Evita il terreno pianeggiante. Camminare in salita e in discesa è totalmente differente: le punte delle dita e i talloni hanno un impatto sul terreno completamente diverso; così anche le articolazioni e la muscolatura che vengono impiegate si sforzano diversamente su salite e discese, rispetto al pari.

Se non hai mai fatto un’escursione che includa almeno una notte fuori casa, consiglio di provare l’esperienza, questo ti sarà utile anche per capire cosa portare e cosa ti sia veramente necessario.

Riguardo allo spalle, se lo zaino non è eccessivamente pesante, potranno dolere i primi giorni, ma solitamente, dopo una settimana di cammino le spalle si abituano (se si è abituati anche dopo 2-3 giorni).

Ti prego, per favore, allenati. Non sottovalutare il percorso!


CALZATURE
  • Le calze, sono importanti quanto le scarpe, meglio se lunghe, tecniche (con rinforzi sulle punte e sui talloni) e in microfibra (così si asciugano prima).
  • La scarpa deve essere comoda, confortevole, non troppo pensante e meglio se impermeabile. Tutto il resto, a mio parere è opinabile ed è una scelta tanto importante quanto personale.
    L’importante è che sia comoda e usata! Non partire mai con scarpe nuove, perché scarpe apparentemente confortevoli potrebbero risultare scomode dopo anche solo un’ora di cammino, o dopo qualche utilizzo. Ad esempio potrebbero esserci cuciture che danno fastidio ai tuoi piedi. Soprattutto una scarpa in cui la suola non si sia adeguata al tuo piede aumenta la probabilità che insorgano vesciche.
    Alta o bassa? Considera che alta protegge meglio la caviglia, ideale per evitare distorsioni ed è indicata per chi affronta lunghi percorsi di più giorni con zaini pesanti sulle spalle. Eviterei un vero e proprio scarpone da trekking alto e robusto, più indicato per l’alta montagna. Uno dei tratti più elevati a cui si arriva è il Monte Unpenji circa 900 m s.l.m.; inoltre il percorso nel suo insieme è di rado un vero e proprio sentiero: per l’80-90% dell’intero viaggio si cammina su asfalto o cemento.
    Quindi, sulla scelta, incide molto il tipo di percorso, perché per esempio su asfalto la scarpa da montagna bassa è più confortevole e tendenzialmente più leggera; permette inoltre una camminata comoda e il piede suda meno.
  • I sandali da trekking sono utili per essere usati quando piove e per dare un po’ di respiro ai piedi. Inoltre, gore-tex o meno dopo due giorni di monsoni la scarpa si bagna. Quando piove, potreste notare alcune persone che camminano sull’asfalto in ciabatte. Questo perché comunque i piedi si bagnerebbero, almeno si salvano le scarpe.
    I sandali potrebbero essere comodi anche nella doccia per lavarsi. Vero che i giapponesi sono tradizionalmente maniacali per la pulizia e guai a voi se entrate in un tipico bagno giapponese con una qualsiasi calzatura! Personalmente stando scalzo praticamente sempre, in due mesi non ho mai preso funghi e verruche, solo presta un po’ più di attenzione negli hotel e negli ostelli, in particolare nelle grandi città.

NOTA PER LE VESCICHE: camminare per molti giorni, per diverse ore ogni giorno è un’attività estrema, a cui tendenzialmente non siamo abituati con i nostri stili di vita medi da nord del Mondo.
Abituati o meno, allenati o no, in due mesi almeno una vescica credo che dovrai metterla in conto (ti auguro comunque di no e di avere i piedi illibati, liberi da ogni male e sventura).
Se ti stai chiedendo cosa sia una vescica, sono bolle, rigonfiamenti della pelle con accumuli di liquido al loro interno che si formano a causa di attrito, calore e umidità eccessivi.
Ci sono diversi modi per trattare le vesciche. La medicina ideale sarebbe il riposo, ma non credo, dato il tipo di viaggio che vuoi intraprendere, che sia il tuo caso. Mi dispiace!
Premetto che non sono un medico (LEGGI IL DISCLAIMER A FONDO PAGINA!) e che non mi assumo la responsabilità dei risultati o le conseguenze di un qualsiasi utilizzo o tentativo di utilizzo di una qualsiasi delle informazioni che seguono:
1 – da dolori o fastidi? Se no, perché disturbare il cane che dorme? Lasciala stare e goditi il cammino.
2 – usa i cerotti idrocolloidali (tipo Compeed ad esempio), magici cerotti amici degli escursionisti.
3 – sa da dolore, fastidi, o se ha raggiunto dimensioni secondo voi eccessive, e se anche il compeed non allevia più le vostre sofferenze, potreste procedere alla bucatura.
4 – munisciti di disinfettante, ago e filo entrambi sterili.
Sconsiglio di disinfettare l’ago con una fiamma, questo perché il fuoco potrebbe causare ossidazione, lasciando il rivestimento nero che potrebbe provocare un’infezione. Una di quelle cose che non succederà (quasi) mai, ma se avete del disinfettante perché rischiare?
5 – pulisci e disinfetta bene la zona della vescica, poi buca la bolla possibilmente alla base e fai fuoriuscire il liquido.
6 – A questo punto potresti passare il filo e lasciarlo dentro alla vescica, in questo modo si seccherà più velocemente. Questo procedimento (l’utilizzo del filo) è poco ortodosso e aumenti il rischio di infezioni. In ogni caso disinfetta accuratamente, che tu abbia o meno lasciato il filo dentro.
7 – Tienila sotto controllo e disinfettala ogni giorno!

Non resteranno segni e cicatrici, pian piano la pelle nuova affiorerà.

Se una vescica contiene sangue, vuol dire che lesione è più profonda ed ha raggiunto alcuni capillari; presta maggiore accortezza quando buchi/disinfetti perché potrebbe infettarsi più facilmente!

Se una vescica diventa eccessivamente gonfia, contiene molto pus, inizia a puzzare, diventa rossa, probabilmente ha fatto infezione. A questo punto abbandona il “fai da te”: è meglio tu vada a farla vedere a un medico.